3° settimana da tieffina

Day 9 lessons 11 and 12: How do I feel?

Ancora non ho capito all’atto pratico come creare una teaching unit.

Ho l’ansia debilitante di affrontare l’ignoto, alias scimmie e babbuini che tutto hanno nel cervello tranne la voglia di pensare.

In una parola: sconforto.

Day 10 exam 1/2: How do I feel?

Empatico, da parte delle docenti, l’aver compreso di avere avuto poco tempo per studiare anche per mera motivazione strumentale particolare (detto in parole spicce, “Apprendo perché devo superare l’esame”).

Comodo aver ricevuto domande semplici e anche uguali al primo gruppo.

Ma si radica sempre più la convinzione che sia TUTTA UNA FARSA.

Menomale che ho anche incontrato un’amica di università mentre attendevo di essere ricevuta dal caro relatore Alberto Manco (Linda e Fidelia, mi dovete scusare, ma ho letto i vostri messaggi che già avevo imboccato Via Duomo perché ho fatto una corsa)!

Le ho mostrato il mio libro, abbiamo parlato di tante cose, condiviso pensieri, speranze, progetti, ansie.

Bello poter fare questo più spesso, ma purtroppo le amiche care e vere, nuove quanto (più o meno) datate, le ho geograficamente lontane e non sempre è possibile incontrarci. Tuttavia quando ci si incontra stiamo bene insieme e godiamo quel po’ di tempo che dedichiamo l’una all’altra. Poi vabbè, ci sono le conoscenze vicine che hanno modi altri di rapportarsi, di incontrarsi con le persone e/o che scelgono di dar retta alla campana che fa comodo loro, ma ognun* è responsabile delle proprie scelte e se ne deve prendere le conseguenze!

Il prof non solo si è complimentato con me per il mio libro (http://robertafivisone.wix.com/antizibaldone2punto0) dicendomi “Sei molto sensibile, ma sei anche molto forte”, ma ha chiesto di me, di mio fratello, del corso, trovandoci con le stesse parole. Mi ha incoraggiata a non farmi scoraggiare da questa tanta teoria e sostenuto la mia idea sull’articolo accademico nato un anno e qualche mese fa e che è giunto a un punto di svolta a livello di contenuti.

La giornata è continuata col mio ragazzo con cui sono andata a fare uno shopping come regalo di anniversario e con la visione di Ratatouille … in chiave didattica!

Day 11 lesson 13: How do I feel?

Oggi abbiamo conosciuto un nuovo professore che si occupa dell’aspetto legislativo e storico dell’insegnamento (riforme, leggi, ecc.). Sarò onesta: prima di iniziare la lezione credevo che avremmo semplicemente riportato delle date e che la lezione sarebbe stata pesante, invece il professore, fra una battuta e un’altra, è riuscito ad alleggerirla. Dopo di lui, uno dei miei pochi corsi preferiti: pedagogia. Abbiamo trattato le intelligenze multiple di Gardner (http://www.niu.edu/facdev/resources/guide/learning/howard_gardner_theory_multiple_intelligences.pdf) e man mano che spiegava i vari tipi, ho associato a ogni tipo d’intelligenza un personaggio reale/fittizio, motivo per il quale ridevo in classe:

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Inoltre ho visto da vicino una persona che ancor più di me viene messa da parte e schivata, il quale ha posto una domanda secondo me pertinente: “Chi sa usare i videogiochi a quale intelligenza multipla appartiene?”. Mentre la prof ha inserito questa capacità in vari tipi di intelligenza, io di botto ho risposto: “L’INTELLIGENZA NERD!”.

Infine abbiamo parlato degli stili di pensiero, argomento per me nuovo. Quando si parlava di stile gerarchico ho detto: “Il calendario”, la prof ha annuito dicendo che è uno dei modi con cui si manifesta questo stile, faccio per girarmi e la tipa dietro a dire, in modo dispregiativo, una cosa del tipo: “Ma che cos’è un calendario?”

Day 12 lesson 14: How do I feel?

Oggi abbiamo conosciuto un altro nuovo professore … almeno 20 minuti dopo l’inizio previsto della lezione! Già dal suo dire il perché del ritardo ho evinto un’enorme sincerità, virtù non comune. Durante il corso della lezione (pedagogia speciale) gli ho anche mandato baci a distanza platonici: dalla sua bocca sono uscite tante risposte a determinate situazioni su cui sto da ‘na vita ad arrovellarmi.

Di seguito riporto i suoi aforismi integrati da alcuni miei pensieri in modo approssimativo:

A fine lezione, dopo aver avuto l’occasione di dare la testimonianza della mia situazione diretta con la disabilità, il professore dice: “La vostra collega ha raccontato un evento fatto sì di sfortuna, ma riesce a trovarne i lati positivi”. Ovviamente dentro me ho ballato a mo’ di trenino di Capodanno, esclamando in silenzio: “Chi è la vittima che vede tutto nero, eh? Eh? EH?”

In sintesi, questa terza settimana è stato un climax ascendente: da un blue Monday a un Happy Saturday.

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