La donna col cappotto rosso – terza e ultima parte

Buonasera!

Reduce dal primo giorno di TFA, posto la terza e ultima parte della mia short story “La donna col cappotto rosso”, tratta da Anti-Zibaldone 2.0.

La neodisoccupata tornò a casa, ma dovette correre nella birreria perché vi aveva lasciato le chiavi del portone, e quando entrò vide il suo amato e il vero motivo del suo licenziamento baciarsi appassionatamente … il suo amore così sincero e vero e fedele per lui andò distrutto, e qui la ragione cominciò finalmente a parlare: ʺEcco perché usciva la sera! E te che ti eri fidata così ciecamente di lui da non pensare che lui non stesse facendo assolutamente niente per voi, ma stesse solo trovando modi alternativi di vivere che andassero bene a lui e solo a lui! Hai mandato tutto all’aria, hai abbandonato i tuoi nonni e gli studi per andare incontro a che cosa? A un amore dapprima reciproco, poi tradito?ʺ  La fiducia e la pazienza furono sostituite da una rabbia che lei, sempre così temperata nei suoi atteggiamenti, non aveva mai provato. Prese di corsa le chiavi e sbatté la porta della birreria così rumorosamente che solo alla fine lui si voltò e riconobbe colei che aveva deluso così tanto … Immaginai lei cacciarlo di casa, mandarlo al diavolo, da quella invidiosa che lʹaveva fatta licenziare e aveva rubato lʹamore che lei aveva coltivato per così tanto tempo, lʹamore per cui lei aveva rinunciato a tutto! Cosa avrebbe potuto fare, ora che era senza lavoro e
senza una persona accanto? In più il governo dovette sfrattarla di casa perché lei non riusciva più a mantenerne le spese … e intano lʹex professore si ritrovò nel lusso dorato, lei nella miseria più nera … chiedeva la carità, mangiava quel poco che riusciva a comprare coi pochi spiccioli che guadagnava ogni giorno, finché, nel pieno della sua disperazione, crollò … si trovava in un bronx nella periferia di Napoli, con addosso quel cappotto rosso, una volta così elegante e che portava i ricordi di un amore finito, come unica protezione dal freddo pungente e amaro. Ma ecco che un cagnolino nero dallo sguardo dolcissimo e un gattino dall’aria tenera le andarono incontro: da quel
giorno non lʹabbandonarono mai più.

Chissà … forse in questi animaletti lei avrà rivisto i propri nonni, ecco perché li abbracciava così forti … forse avrà ritrovato un senso alla sua esistenza!
Intanto giunsi alla mia fermata del treno e scesi con una tristezza, ma anche con una speranza nel cuore: quella che lei possa trovare qualcuno che si prenda cura di lei e riaccenda la sua anima.

 

Se il racconto vi è piaciuto e/o se volete leggere qualche mia poesia, passate sul mio blog dedicato al libro: http://robertafivisone.wix.com/antizibaldone2punto0, ma continuate a seguirci anche qui 🙂

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