La donna col cappotto rosso (tratto da “Anti-Zibaldone 2.0”)

Buonasera!

Dopo l’esperienza di viaggio a Jena e dopo il racconto delle esperienze lavorative dal 2014, eccomi a presentarvi la prima parte della storia breve auto pubblicata in Anti-Zibaldone 2.0.

Buona lettura!

La donna col cappotto rosso
“Era una giornata così splendente, così serena, una giornata da mare insomma.
Mi trovavo alla stazione di Piazza Garibaldi, in viaggio verso casa dopo una piacevole mattinata in parco con due amici miei, e sentivo tanta gente parlare del più e del meno, o che semplicemente fumava una sigaretta, quando a un certo punto i miei occhi si posarono su una signora molto silenziosa. Le si avrebbe potuto dare tranquillamente 35, se non 40 anni o più. Era alta e snella, aveva dei capelli fra il nero e il grigio fumo, e i suoi occhi erano così spenti che sembrava ci fosse stato un blackout nella sua anima, per non parlare della sua bocca: troppo curvata verso il basso. Stringeva con così tanta possessività un gattino arancione dagli occhi azzurri e un cagnolino nero dolcissimo da essere impregnata del loro odore, come a costruirsi un territorio invalicabile dal resto del mondo in cui abitavano solo lei e i suoi due cuccioli: nessuno osava sedersi vicino a lei né osava rivolgerle la parola. Accanto al suo posto giaceva una semplice busta di plastica: chissà cosa poteva contenere. Forse il cibo per i suoi amici? Comunque questa busta era in netto contrasto con lʹeleganza, anche se consunta dal tempo, del cappotto rosso che faceva sì sembrare la signora più grossa di taglia, ma che al contempo proteggeva i tre dal freddo.
Io ero seduta di fronte a lei e intanto la osservavo con non poca attenzione, nonostante il forte odore che emanava: il gattino cercava le labbra della signora come un bambino che cerca il seno della madre per essere allattato, e lei lo baciava con apprensione, con un dolore così silenzioso … ma cosa potrà esserle successo per essere così cupa, senza vita? Quale male le avrà infettato così tanto lʹanima, da non riuscire nemmeno se non a contemplare, perlomeno a osservare, guardare, vedere il sole che splendeva così alto in cielo? Ero così presa da questa e da altre domande che la mia mente incominciò a nuotare nel passato di questa signora, alla ricerca del perché della sua sofferenza, del suo isolamento dal resto del mondo … immaginai una sagoma burbera e grossa, dall’alito che sapeva di troppa birra bevuta, cacciarla dal proprio negozio urlandole contro: «Tornatene nel porcile da dove sei venuta! Non ci serve unʹimbranata che non fa altro che buttare le cose a terra! Via! Fuori di qui!», e immaginai lei, sbattuta fuori manco fosse un sacchetto della spazzatura e solo per un boccale caduto a terra a causa di uno sgambetto che una ricchissima cliente, fissa in quel locale, le aveva intenzionalmente messo, forse per la contesa di qualcosa o
qualcuno che per diritto apparteneva alla cameriera, o semplicemente per sentirsi superiore a lei davanti agli occhi del mondo! E la vedevo incamminarsi, col volto rigato dalle lacrime, lo sguardo fisso nel vuoto, il passo incerto, cercando un rifugio … ma dove poteva andare? I genitori erano entrambi morti per sbaglio in una sparatoria fra bande opposte di mafiosi, camorristi, o comunque di gente che abita la casa dellʹomertà, del rispetto misto a timore e della violenza, mentre lei, quindicenne dall’aria sbarazzina e ingenua, stava sbocciando con una semplicità e unʹarmonia invidiabili … sarà stato quel giorno a rompere il suo sorriso sempre aperto a tutti? A chi fu affidata, non avendo fratelli né sorelle che si potessero prendere cura di lei? Forse i nonni, che appena ricevuta la notizia, la presero con sé e la crebbero con tanta pazienza, cercando di trovare qualsiasi motivo positivo perché la sua vita riprendesse vita, una via dʹuscita, una reazione in meglio a
questo evento devastante. Dopotutto i genitori non volevano che lei non vivesse più, anzi, avrebbero voluto che lei andasse avanti con lʹappoggio di chi sostituiva i genitori nel percorso chiamato crescita.
E il fiore intanto fioriva all’esterno, ma dentro?”

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One thought on “La donna col cappotto rosso (tratto da “Anti-Zibaldone 2.0”)

  1. Sibilla ha detto:

    Che bello quando la mente viaggia e costruisce queste storie!

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