alla ricerca del lavoro introvabile: contraddizioni e ipocrisie

“Gentile _______,

in relazione al ns colloquio conoscitivo in videoconferenza Skype [tenutosi in francese che non pratico da un bel po’ di tempo ma che cmq riesco a parlare in modo abbastanza fluente, e in italiano, ndr],

le comunico che attualmente selezioniamo e ricerchiamo profili che abbiano una significativa esperienza nel settore delle vendite e dell’arredamento;

dunque siamo spiacenti di informarla che per questo tipo di selezione l’esito del suo colloquio non è positivo.

L’azienda comunque in futuro introdurrà anche profili più giovani nel suo organico e sarà mia cura contattarla nuovamente.

A sua disposizione per eventuali necessità, con l’auspicio che possano crearsi opportunità future di collaborazione.”

 

A chi non è capitata una mail/risposta a voce del genere?

Ebbene, la politeness contenuta in questa mail contiene un controsenso e un’ipocrisia (o anche di più):

1) quanti lustri devo lavorare (devo poi, il problema è SE fanno lavorare in Italia e soprattutto al Sud per lunghi periodi) affinché la mia esperienza si possa definire “significativa”? Ah, sul sito ____ dice “4 anni”. Beh, dato che io all’epoca mi candidai soprattutto perché fra le mansioni risultava la traduzione di offerte e documenti e ho una certa esperienza a riguardo, nonché ho studiato traduzione alla magistrale e tramite altre esperienze lavorative ho avuto modo di confrontarmi col pubblico in più di tre lingue, persino in spagnolo (il tutto occupa ben più di 4 anni), mi si può spiegare perché la mia esperienza debba considerarsi “non significativa”?

2) il profilo giovane presuppone che costui sia fresco di laurea e/o comunque abbia poca esperienza nell’ambito lavorativo, ergo se ricercano persone con una “significativa” esperienza, come potranno mai far lavorare una persona giovane? Ah sì, magari tramite contentini di 200 euro rimborso spese perché le aziende, dovendo pagare alti contributi per i dipendenti, sono “costretti” a non assumere personale tranne che per brevi lassi di tempo. Giusto il tempo di una puntura. Pic! Già fatto?

3) A sua disposizione per eventuali necessità: la necessità di lavorare e di guadagnare qualcosa di soldi per poter aiutare casa e per sistemarsi non basta?

4) Con l’auspicio che possano crearsi opportunità future di collaborazione: si dà per scontato che la persona candidata non troverà mai lavoro e/o che se ne stia lì tranquilla aspettando Godot. Credici!

L’Italia non è afflitta solo dal burocratese, ma anche dai sepolcri imbiancati, espressi anche tramite queste forme auliche che costituiscono mera aria fritta.

Ora torniamo indietro alla videoconferenza. Parlando di ciò riprendo uno stato di FB scritto qualche giorno fa:

Domanda: “Ah ma quindi non ha lavorato in 5 anni?”
Risposta ideale: “No, me la sono grattata amorevolmente perché godo nell’essere un bamboccione/una bambocciona che vive nell’Hotel Mama!”
Dimmi tu come avrei potuto conciliare un contratto che mi avrebbe fatto lavorare sicuramente fuori regione e/o stato (perché allo stato attuale a Napoli a stento puoi lavorare nei call centre) e i corsi universitari. “L’Orientale” non è all’avanguardia, non dispone attualmente di corsi e-learning e talvolta non funziona manco la posta elettronica dei docenti.
Dal 2009-10 difficilmente si riesce a ottenere un contratto perché chiaramente le aziende, se devono pagare contributi alti, sono costrette a non assumere lecitamente.
Ergo non ti resta che arrangiarti fra doposcuola e altri lavoretti, cosa che è effettivamente avvenuta in questi 5 anni.
Dimmi tu, dai.

[Quando manca l’empatia]

E con questo ho detto tutto.

Chiusa parentesi con questa candidatura, ne voglio aprire delle altre anche divertenti. Parto dalla più recente per passare a quella più remota che risale ad appena dopo la laurea, conseguita il 09/01/2014.

1) tirocinio in ambito turistico. L’annuncio è questo: “Agenzia di viaggi con sede __________, ricerca una ragazza con mansioni di vendita al banco, età 25/28 anni, con minimo di esperienza nel settore, con spiccate doti organizzative, carattere socievole, solare e dinamico.”

Mi candido, vado a fare il colloquio, ma mi si chiede di avere esperienza nell’ambito dell’organizzazione dei viaggi di gruppo. Ora, io in ambito turistico ho una vera e propria esperienza (e dico “vera e propria” perché intendo un lavoro con contratto legale e con salario vero) e nell’ambito booking, in quei 9 giorni che infine non mi sono stati pagati (li mortacci loro! Ci tenevo veramente tanto a quel posto, tanto da rimetterci pure degli articoli per ufficio e tanto da intrattenermi pure un’ora in più ogni giorno per poter fare ulteriori cose, fra cui sbrigare un lavoro di cui si sarebbe dovuta occupare la figlia della responsabile!), ho avuto modo di organizzare gruppi (religiosi, Expo), anche in lingua straniera. Ma dico io, i CV li leggete o no? Quando veniamo a fare i colloqui ci ascoltate o no? O vi beate nel prendervi per ogni candidato quei soldi spicci “perché avete fatto il vostro dovere di tenere colloqui”?

2) ambito call centre, ma più serio: perlomeno non dovevi chiamare per vendere, ma solo per fissare appuntamenti. Il brutto del lavoro lo facevano i consulenti aka agenti mono-/plurimandatari. Un altro brutto del lavoro lo avresti svolto se accanto a te si fosse seduta ogni giorno per 4 ore per 5 giorni una persona che, anziché darti spazio per lavorare, vuole ciularti il posto, denigrarti, fare in modo che qualsiasi cosa tu dica sia sempre una bugia, una scusa per non voler lavorare, e sentirsi lei la potente. Nel mio caso c’è stato un caso isolato, giusto perché l’ultimo giorno che andai eravamo 4 nuove e una nuova di 3 mesi ma che si sentiva la Dea scesa in terra. In realtà senza ascoltare lei e con un copione modificato da me (che sia un lavoro che mi piace o no, io mi impegno sempre!) sono riuscita a fissare ben 4 appuntamenti, quindi tanto bisogno dei suoi “consigli” non ne avevo (lo dico senza superbia: effettivamente se si fanno le cose con calma riescono meglio!). Per destino, per vari impegni a casa che non mi avrebbero permesso di essere fruibile all’azienda, ho lasciato io, ma una cara ragazza che è rimasta se la sta vedendo brutta. Ora non voglio mettere in dubbio il fatto che quest’azienda paghi in modo preciso, però una responsabile che tace di fronte a veri e propri atti di mobbing mi sa di complotto nel mobbing!

3) programma Garanzia Giovani. Non essendo ancora immatricolata al TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e non avendo ancora un lavoro, mi iscrissi a questo programma, anche perché rientro nell’età: ho 26 anni e qualche mese. Altra aria fritta con controsensi: puoi già avere un lavoro tuo ma non devi prendere più di 8000 euro lordi all’anno (e chi non dichiara il falso, di guadagnare poco mentre guadagna tanto?), tuttavia non puoi risultare iscritta ad ALCUN corso di formazione. Tempo perso dietro al CPI, di 30 dicembre!

4) società australiana che assume personale a Napoli nell’ambito dei servizi umanitari. L’ufficio è ben pulito, grande, sembra una cosa seria. Ci si chiede di compilare un form con varie domande, una delle quali richiedeva di mettere da 1 a 7 l’importanza di determinate caratteristiche del lavoro. Al colloquio mi si parla del sistema anglosassone meritocratico, di progetti umanitari. Ok, bella roba. Ci si chiede di andare a un giorno di prova e io ci vado perché voglio provarci in ambiti diversi da quelli che mi piacciono/da quelli pertinenti ai miei studi, e poi perché ero convinta, da come mi aveva parlato il responsabile, di dover proporre dei progetti che poi sarebbero stati sottoposti agli enti per essere poi accettati/modificati/rifiutati. NIENTE DI TUTTO QUESTO! Nel giorno della prova c’è stata una parte teorica (a dire la verità molto bella e costruttiva) e la parte pratica in mezzo a una bufera (eh vabbè, mica colpa dell’azienda se fa un freddo cane? 🙂 ). In pratica bisognava far sì che la gente si impietosisse e avesse a disposizione un conto bancario da destinare agli enti umanitari. Ora, io non sono una commerciante e non credo lo sarò mai, ma almeno ci ho provato. Ma tu mi dici chi ha abbastanza soldi, a Napoli per giunta, da destinare agli enti? Sì, la trasparenza e la tracciabilità e tutto quello che volete voi, ma in giro c’è LA FAME (tranne nei casi di gente che, pur di risultare in agli occhi degli altri, si indebita per comprare cose inutili, ma vabbè, qua si va in un altro discorso che chiamo IpocrItalia o HypocrItaly, a dirla in modo figo)! La cosa più divertente è stata questa: mentre stavamo lì fuori a puzzarci di freddo e a provare a far interessare le persone ai vaccini, ecc., una zingara con carrozzina prima mi passa avanti, poi a un tratto si ferma, lascia la carrozzina per venirmi incontro, mi chiede di cosa si tratti, le spiego brevemente la faccenda e lei mi chiede: “Ma sono quei bambini che fanno vedere in tv?”. Io rispondo di sì, lei mi guarda come se avesse visto un fantasma e se ne fugge! Un altro caso invece ha riguardato un giovane ragazzo che, piccolo, faceva veramente una tenerezza. Uno studioso d’arte che aveva davvero bisogno di consolazione, altro che enti umanitari! Io avrei voluto andarmene un po’ prima rispetto all’orario previsto, ma da stacanovista come sono ho resistito: menomale che non mi è venuto niente a causa di tutto quel freddo! Il giorno di prova finisce quando i colleghi chiedono con aria perentoria se voglio o no andare un altro giorno (“devi decidere ora ché se no il responsabile chiama subito altre persone”). Io ovviamente ho risposto di no perché se prima mi si chiede di non avere esperienza, dopodiché si pretende che da una sola lezione teorica io ne esca abile paroliera che sappia “strunzià a’ gent”, no, io L.M. (levo mano). La risposta immagino l’abbiate indovinata.

5) lavoro nell’ambito dell’ICE (impiegato commercio estero): andai a fare il colloquio a metà dicembre, era un lavoro veramente bello, richiedeva la conoscenza delle lingue ed era addirittura A TEMPO INDETERMINATO!!! Mi feci recapitare a casa addirittura un glossario plurilingue nell’ambito commerciale, quindi potete immaginare quanto ci tenessi! Ma nonostante il colloquio fosse andato più che bene (a detta loro io gli avevo fatto una buona impressione e anche loro me l’avevano fatta, a dirla tutta), non mi hanno fatto sapere più niente. Qui, come nel caso dei 9 giorni all’ufficio turistico, ci sono rimasta proprio male, ma non mi sono arrabbiata come per quei 9 giorni. Cioè, un altro po’ sarei stata disposta pure a lasciare il TFA pur di lavorare secondo gli orari loro. Ma niente da fare. Kaputt.

6) secondo colloquio presso call centre: buona impressione lei, addirittura c’era la possibilità che avrei dato lezioni private alla figlia. Zero notizie.

7) primo colloquio presso call centre: a Bacoli, in uno stanzino di una palestra, orari non accessibili a me che, non avendo attualmente un’entrata economica, non posso permettermi una macchina. A prescindere da quanto mi avrebbero dato, non mi convinceva assolutamente NULLA. Chissà che non facciano contratti falsi col nome di Telecom! Il viaggio di ritorno è stato proprio uno spasso: dentro la Cumana, che già all’andata mi ha provocato dei mal di stomaco incredibili, pioveva a dirotto!

8) i famosi 9 giorni all’ufficio turistico: un lavoro che mi prendeva per davvero. La tutor era rimasta colpita dalla mia CL, era scattata pure una certa affinità, finché lei si dichiara delusa dal fatto che in pochi minuti e a stento con l’uso di un dizionario online non abbia saputo fare una decente traduzione attiva italiano-tedesco. Purtroppo non ho livello C2 in tedesco, magari ce l’avessi! Tuttavia non si può pretendere in pochissimo tempo una traduzione perfetta. Dopo 9 giorni in cui ho lavorato, come già detto, gratis, con tanta voglia di fare e anche un’ora in più al giorno, mi dicono che avrei dovuto rivolgermi al CPI per ottenere la dichiarazione di disoccupazione, che se lo sportello stage avesse dato l’ok avrei fatto quei 6 mesi previsti, altrimenti mi avrebbero pagato i 9 giorni. Io e mamma andiamo al CPI, tra l’altro rifiutando un altro colloquio di lavoro perché si sarebbe tenuto in quello stesso giorno. Alla fine non mi fanno sapere NULLA e non mi danno NULLA.

9) colloquio per il settore automotive (controllo preventivi pneumatici). Un colloquio davvero creativo, dove tra l’altro mi viene chiesta la mia auto preferita (Alfa Romeo 147 rosso fiammante: in questo mi sento del tutto italiana!) e di creare uno slogan (ora non ricordo quale abbia creato, ma era davvero carino!). Frequento la prima settimana di corso di formazione coordinato da un’emerita stronza cui io stavo davvero sulle ovaie. Dopo una settimana passata a prendere appunti, a ricevere delle zeppate, vengo infine convocata dal responsabile che mi dà il rimborso spese, ma mi dice che essendo io troppo lenta non avrei potuto soddisfare le esigenze aziendali. In futuro vengo a sapere che hanno cacciato quasi tutti quelli che erano in classe con me.

10) questa qui è stata l’esperienza più divertente. Fresca fresca di laurea mi candido a un tirocinio presso il Consolato tedesco a Napoli. Le mansioni principali riguardavano la traduzione. Ci presentiamo in 3 ragazze su 5 all’università, facciamo il primo colloquio conoscitivo con due insegnanti e mi sembra proprio il giorno dopo o pochi giorni dopo andiamo al Consolato. Per chi non lo sappia, il Console non è più tedesco, bensì italiano accompagnato da assistente tedesca. E sempre per chi non lo sappia, quando mi sono candidata io era la prima volta che il tirocinio sarebbe stato retribuito (400 euro lordi mensili, dal lunedì al venerdì o al sabato, ora non ricordo, full time se non ricordo male). Io e le altre due sosteniamo il colloquio con l’assistente tedesca (il Console era in ritardo) e va tutto bene fin qui. Arriva il Console e pof! Arriva la prima cazziata (secondo me giusta!) a una delle due che sul proprio CV aveva messo una foto un po’ osé. Giustamente, se ti presenti per un posto di lavoro sobrio dovresti come minimo avere una faccia seria su una foto chiara. Dopo ciò il Console chiede chi sia la più giovane (io) e mi fa il colloquio. Mi chiede cosa sappia fare e perché dovrei essere assunta io anziché le altre. Io ovviamente, in linea coi requisiti richiesti, parlo delle mie esperienze di traduzione (CAT tools, corpora, ecc.), al ché lui mi pone un quesito riguardante Excel cui non ho saputo rispondere subito, ma a pensarci dopo avevo cmq risposto bene. Dopo questa domanda e risposta (che lui termina con un “vabbè, non lo sai usare”), mi richiede perché avrebbero dovuto prendere me anziché le altre. Potevo mai dire “deve prendere me perché sono più brava delle altre”? Che ne so io quali siano le capacità altrui? Allora io abbasso lo sguardo e gli dico che mi metteva in imbarazzo (cavoli, era un Console e già questo mi faceva sentire in soggezione, onestamente!). Lui risponde dicendo che sostiene 10000 colloqui al giorno per poi fare il colloquio alle altre due. Finiamo tutte, il Console ci propone di tradurre un testo in breve tempo (mi sembra fosse attiva) e a una delle due ragazze fa pure la battuta “eh, manco stesse a tradurre dall’alto tedesco antico!” Infine lui ci riunisce e ci dice che ci siamo presentate una schifezza, che alla sua domanda sul perché avrebbe dovuto scegliere una di noi si sarebbe dovuto rispondere:”così mio padre è fiero di me”.Poi afferma che una ragazza assunta in precedenza aveva detto, durante il colloquio, che faceva la bagnina.a sto punto mi viene da pensare che, poiché il tirocinio è retribuito, tu voglia metterci chi vuoi e non chi merita. Tant’è vero che poco dopo l’ufficio SorT contatta tutte e tre chiedendo il perché nessuna era stata chiamata nonostante la buona performance anche in tedesco oltre che al primo colloquio. Io dico la mia, cioè che già ero in soggezione di mio perché mi trovavo di fronte a una persona di prestigio e che avevo risposto in modo pertinente alla domanda su ciò che sapevo fare. Mica potevo dire “so cantare, so ballare, ecc.”?

Fine della storia: il bando per tirocinio presso il Consolato è stato nuovamente emanato e anche più volte.

Spero di avervi divertito con queste esperienze!

Siamo liete di ascoltare anche le vostre!

Baci, devo scappare ché c’è “L’Oriana” in tv che non voglio assolutamente perdermi!!! 🙂

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One thought on “alla ricerca del lavoro introvabile: contraddizioni e ipocrisie

  1. Sibilla ha detto:

    Questo Paese non ci vuole 😉

    Mi piace

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