3° settimana a Jena

Buonasera!

Abbiamo lasciato il racconto jenense davanti a dei boccali di birra. Ora inizia una settimana molto densa di emozioni, quindi tenetevi forte.

28/07/2013: Magdeburg, anzi, PORTSBURG.

Dopo l’esperienza al ritorno da Lipsia, io, Igor, Valentina e Kunduz (una ragazzina piccina piccina, ma tanto simpatica) decidiamo di viaggiare, solo che siamo indecisi fra Postdam e Magdeburg. Infine andiamo a Magdeburg, chiamata simpaticamente PORTSBURG, e le prime orette di visita sono una vera delusione un po’ per tutti. Mi dispiaccio perché sono stata io a incitarli ad andare qui. Per fortuna succedono alcune cose che ci risollevano l’umore. In primis entro nella cattedrale dove stanno tenendo un concerto di organi. Oh, faccio per avviarmi alla porta per uscire e cosa suonano? Harry’s Wondrous World aka la colonna sonora principale di Harry Potter!!! Io a piangere per l’emozione! Dopo questo momento estatico tutti e quattro ci avviamo verso il fiume Elba, stavolta senza seguire alcuna carta geografica. Lanciamo delle monete esprimendo dei desideri, vogliamo farci un giro sul battello ma il tempo (sia a livello di meteo sia di orologio) non ci è favorevole. Continuiamo a camminare sul “lungofiume” e finalmente riusciamo a vedere tutto ciò che, seguendo la mappa, non abbiamo visto prima. Molto gotica anche questa città. Ci imbattiamo in un carretto chiuso atto alla vendita di film porno e poi ce ne torniamo a casa, ops, all’ostello. Durante il viaggio ci mettiamo a cantare, cantare, cantare! Chissà se Vale e/o Igor hanno ancora i video!

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29/07/2013: posti romantici, tempo nuvoloso e tanta ipocondria. Naumburg, Schlosser e Freyburg.

In questo giorno andiamo a visitare alcuni castelli e giardini. E volano le sviolinate di nostalgia verso il mio ragazzo e non solo: incontro fuori il duomo di Naumburg un cane identico a quello che ho avuto io per 11 anni, Spike. Quando vedo i cani non ci vedo più, ma spesso mi è capitato in Germania che i/le padroni/e dicessero semplicemente “nicht anfassen” (“non toccare”) perché evidentemente timorosi di un attacco da parte del cane (o non volevano che gli/le toccassi il cane, chissà!). Dopo Naumburg ci dirigiamo verso Freyburg, famosa per la sua produzione di vini. A costo di perdere il gruppo fotografo tutti i numeri speciali sulle botti: 4, 7, 9, 10, 11, 12, 27, 88.

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30/07-01/08/2013: giornate dedicate alle ricerche in biblioteca e a tante lezioni, fra cui una che riguarda il passato della Germania. Ora non ricordo con precisione la lezione in sé per sé, ricordo solo che quando sono uscita dalla classe ho pianto:

Voglio con tutto il cuore dimenticare la lezione di oggi … mi ha troppo toccato le corde del cuore!!! La Germania non è solo Hitler, non è solo morte, non è solo sottomissione della donna all’uomo … quel periodo è finito, non ci voglio più pensare! La Germania ha bisogno di andare avanti, ha bisogno di riscatto! Non è possibile rivangare ogni volta o ogni tanto il passato! Mi ferisce! Troppo! Volevo rifiutarmi di seguire quella lezione, me ne volevo andare e piangere a dirotto e urlare tutta la mia disperazione! Non so quale forza mi abbia tenuta bloccata in classe … ho dovuto piangere in silenzio in bagno!

Ah sì, mi sa che si trattava del brano La croce di ferro. In ogni caso un testo crudo.

02/08/2013: la calma della Natura (Ettersburg) e le echi dell’orrore (Buchenwald).

Oggi andiamo in escursione in primis a Ettenburg: una pace, un verde meraviglioso!

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Io e Nika, un’altra mia carissima amica, ci raccontiamo le nostre esperienze in bus e durante la passeggiata, conoscendo così storia e tradizioni dell’Armenia. Mentre attendiamo che arrivino tutti mi faccio dare qualche lezione di russo da alcune conoscenti e poi … giungiamo presso il Konzentrationslager di Buchenwald. Prima di entrarvi decido di comprarmi due libri: Maus di Art Spiegelman e Papa, was ist ein Fremder? Gespräch mit meiner Tochter di Tahar Ben Jelloun, altrimenti conosciuto come Le racisme expliqué à ma fille. Il primo l’ho lasciato a metà, il secondo l’ho letto quasi tutto d’un fiato. Concetti profondi espressi con una chiarezza allucinante! Dopo aver acquistato i due libri mi siedo vicino a Makis, Saif e suo cugino rocker e in attesa di entrare nel KL ascoltiamo un po’ di musica, inconsapevoli che anche fuori il KL fosse il luogo del silenzio e che quindi non bisogna far rumore. Entriamo, una guida ce ne spiega la struttura anche tramite un plastico, dopodiché ci spiega il significato dei colori dei triangoli indossati dai prigionieri. C’addentriamo nelle celle e mi rimbombano nella testa le urla di donne, anziani, bambini, in una lingua chiamata “genocidio”. Giungiamo ai forni crematori, alla lapide su cui sono scritte tutte le nazionalità uccise lì.

Buchenwald, come noto, è stato un paradiso in confronto ad Auschwitz, ma basta leggere il celeberrimo Se questo è un uomo o una qualsiasi altra fonte per sentire un bruciore dentro che sa di sangue e gas.

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