Ciò che ho appreso a Jena

Buonasera!

Qui vi scrive Roberta FI Visone e ciò che sto per raccontarvi riguarda l’esperienza a Jena (12 luglio – 10 agosto 2013) vissuta per aver vinto la borsa di studio tramite il servizio DAAD (Deutscher Akademischer Austauschdienst). Come pezzi di mosaico perfetti, molto prima di partire avevo parlato con la mia lettrice di tedesco nonché responsabile del DAAD per spiegarle che il motivo del mio rifiuto della borsa di studio in Germania per l’estate 2012 era stato in realtà un fraintendimento di tipo economico da parte mia, del mio ragazzo e dei miei. Sperando vivamente di potermi ricandidare, avevo già scelto il posto: la Friedrich-Schiller-Universität a Jena, situata a poche ore di distanza da Plauen, città dove attualmente vi è la galleria dedicata al fumettista, caricaturista e scrittore e.o. plauen (Erich Ohser), autore trattato nella tesi magistrale; tornata da Jena avrei terminato la stesura della tesi, laureandomi così il 9 gennaio 2014; infine, dalla serie “non c’è due senza tre”, il corso si è basato sull’insegnamento e apprendimento del tedesco! Pertanto se nel 2012 ero motivata da un punto di vista meramente accademico (il corso riguardava la traduzione), questa volta sono stata triplicemente motivata: Jena nel periodo citato, Plauen e corso di insegnamento del tedesco! Il numero perfetto!!!!! Il bello è che dei 4 autori che avevo selezionato inizialmente, Erich Ohser è (stato) il primo e unico ad avermi colpita senza nemmeno conoscerne la vita, e la stessa Johanna Wand, referente del Goethe Institut a Napoli, aveva risposto molto positivamente alla cosa: gli occhi le brillavano!!! Scoprire, poi, che questo autore criticato dal NS, incarcerato e suicidatosi per evitare di essere da loro ucciso, è vissuto in Sassonia (patria di Martin Lutero) e che la sua città si trova quasi in Repubblica Ceca, crea ancora più fascino attorno al personaggio! Non nascondo che all’epoca avevo già fatto un collegamento mentale fra lui, Sirius Black, Hagrid, Harry Potter…e me. Tutti legati dal destino di venir continuamente fraintesi! Oltre ovviamente a collegarlo ai due celeberrimi versi del Purgatorio su Catone Uticense:

“libertà va cercando ch’è sì cara/come sa chi per lei vita rifiuta” (Purg., canto I vv. 70-72).

E ora passiamo al sodo.

Partiamo con una valigia e torniamo con almeno due valigie. Tuffiamoci insieme in ciò che io ho appreso tramite l’esperienza a Jena.

Ciò che seguirà sono appunti scritti qualche giorno prima di tornare a casa, pertanto la maggior parte delle emozioni risalgono a quel determinato momento.

Endlich un po’ di tranquillità. (Per i profani del tedesco, endlich significa “finalmente”, in napoletano “assafà”!)

Sono sola in stanza, con la mia musica preferita, e ho finito di caricare le ultime foto della mia esperienza a Jena che sta quasi per giungere al termine.

La solitudine … uno dei pilastri di questa esperienza è proprio la solitudine, più che altro la sua ricerca: è (stata) affannosa fra le mille lezioni, le escursioni e la condivisione della stanza. Non che la presenza altrui mi crei problemi, né posso dir male delle mie due compagne di stanza, anzi, ma talvolta è cosa buona e giusta ritagliarsi del tempo per se stessi. Dopotutto non è facile essere l’unica italiana del corso e riuscire tutti i giorni 24h/24 a parlare interamente tedesco da C1-C2. Infatti la seconda settimana fra ciclo, prime escursioni e tanto movimento, poco cibo, il calore tremendo e tante ore a parlare solo tedesco, mi sono sentita debolissima! Ma per fortuna i risultati si vedono: fra le varie cose positive di questa esperienza, ENDLICH ho perso quei cm pari a km che proprio mi impedivano di convivere pacificamente col mio corpo. Riuscire a indossare dopo 3 anni un pantalone bianco, poi, dà tanta di quella soddisfazione! E volendo esagerare, credo che il vestito da damigella ora possa indossarlo di nuovo 😀

Tornando alla questione solitudine, per fortuna ho trovato un altro spazio dove mi piace stare da sola, oltre al bagno: in cucina. Ebbene sì, nella prima settimana ho preparato per cena la pasta al sugo per cinque di noi, ma non è andata proprio bene: cucinando la pasta per la prima volta e avendo solo un fornello a disposizione, i tempi di cottura non sono stati rispettati come normalmente si fa … altrimenti mi avrebbero chiesto di cucinare nuovamente qualcosa o quando mi vedevano cucinare mi avrebbero potuto dire cose del tipo: «Voglio mangiare anch’io con te». Ma va bene così. L’assenza di fiducia da parte altrui e/o la loro voglia chi di digiunare, chi di mangiare sempre alla mensa, ha sviluppato in me una forte autostima e caparbietà. Desidero proprio stare sola quando devo preparare qualcosa da mangiare … e infatti i risultati li ho visti e gustati e li vedo e li gusto! Certo, non posso dirmi un’esperta, ma ogni giorno va sempre meglio e soprattutto non mi critico per ogni passo “falso”!

Inoltre da sola ho (dovuto avere) a che fare coi pregiudizi nei confronti dell’Italia e della sua popolazione. Un esempio? A Weimar c’è un parco su un corso d’acqua che per carità, bellissimo, ma cui l’Italia non ha proprio assolutamente nulla da invidiare. Invece secondo qualcuna (una Betreuerin tra l’altro, ma più frustrata e zitella che altro!) in Italia tali bellezze non esistono! Ah, l’ignoranza è apolide quanto l’ipocrisia! Inoltre finché si fanno una, due, anche tre battute ok, ci sta, rido anch’io, come è successo a una lezione di scrittura creativa: ho tentato più volte di fare canestro, ma non riuscendoci il prof. svedese ha detto: «Ahan, ora si spiega perché non esistono squadre italiane di basket di spicco!» (cosa su cui non ho indagato onestamente: preferisco la pallavolo!), oppure, sempre a lezione di scrittura creativa, l’unico ritardo da parte mia ha suscitato lo stupore degli altri (su questo aspetto della puntualità mi sento più svizzera che italiana: è un “vizio” di famiglia!). Dopo un po’ però le continue zeppate stancano! Si potrebbe gettare merda su merda nei confronti dei tedeschi, eppure io per prima li difendo e mi incazzo ogni volta che alla Germania si abbinano “solamente” il nome di Hitler o i campi di concentramento!

Venerdì andrò da sola a Plauen, città di e.o. plauen, l’autore su cui sto lavorando per la tesi, mentre ieri sera sono andata da sola a uno spettacolo sui Queen (seguendo da sola una mia passione) ed è inutile dire che:

1) mi sono commossa per non essere nata prima della morte di Freddie Mercury;

2) mi sono divertita per gli effetti ottici offerti dal macchinario di Carl Zeiss, il cui Museo ottico a Jena ho perlustrato in lungo e in largo, pagando anche 5 euro in più per scattare quante più foto possibili di questo celebre tedesco famosissimo fra gli oculisti e non solo!

dulcis in fundo, se c’è una solitudine che apprezzo è quella di una delle mie due compagne di stanza, Rita. Ha una personalità forte: è in grado di entrare e uscire dal proprio spazio di solitudine con dolcezza e garbo, senza risultare (almeno per come la vedo io) un’asociale. È (stata) capace di “studiarmi” e capirmi nell’arco di poco: non credevo fosse possibile. In ben due occasioni in cui mi sono arrabbiata è riuscita a starmi vicino e a calmarmi, senza risultare invadente o scocciata della cosa. In passato invece bastava che dicessi una cosa più “pesante” a persone che conoscevo anche da più tempo per risultare matusa o “troppo profonda”, come se poi l’essere profondi fosse un reato!

Come accennato all’inizio, tuttavia, non mi dispiace essere in compagnia: le foto mostrano quali siano stati i miei rapporti più continui (infatti solo sporadicamente ho fatto foto di gruppo con tutti gli 80 e passa membri del corso).

I rapporti: altro pilastro di quest’esperienza. In quasi un mese ho avuto di rapportarmi con altre culture, altre nazioni, alcune delle quali nemmeno conoscevo: per esempio non ero affatto a conoscenza della forte somiglianza fra l’Armenia e l’Italia! Oppure non mi aspettavo di avere un prof. dalla Svezia responsabile del corso a scelta di scrittura creativa! Con alcune persone e modi di pensare/agire mi ci trovo bene, con altri no, come ovviamente succede. Con una sfida quale rappresento io, poi, è diventato difficile relazionarsi con me. Al contrario in alcuni casi risulta spontaneo confermare i pregiudizi su determinate nazioni, tipo i cinesi, nonostante uno ce l’abbia messa tutta per evitare di etichettare una persona secondo classici luoghi comuni. Ma meglio così: la selezione naturale avviene a priori e non a posteriori dopo aver tanto dato e poco ricevuto.

Non nascondo che se ora scrivo con tono un po’ acido è perché ho nostalgia di casa, di certezze, di continuità. Un mese è più che sufficiente lontana da casa. Il corso sta per finire e con esso tanti rapporti instaurati qui non andranno avanti, già lo so. Infatti se le prime settimane sprizzavo entusiasmo da tutti i pori nel rapportarmi con tutte le nazionalità esistenti sulla Terra e in altre galassie, ora cerco più la solitudine che la compagnia e alcune persone le evito per vari motivi. Ovviamente ci sono le eccezioni, come posso ritenere il rapporto fra me e Nika, la ragazza armena che mi ha dato modo di conoscere qualcosa sul proprio paese. Ma per il resto non credo che andrà avanti se non tramite foto FB o tramite mail/Skype, volendo esagerare. Ma va bene così: meglio pochi, ma buoni. Il valore della qualità delle persone è impagabile, mentre la quantità è mera merce e talvolta può portarti a perdere di vista l’obiettivo più importante: avere a che fare con persone decenti che siano in cammino verso obiettivi che condividete.

Se c’è un’altra cosa che ha rappresentato quest’esperienza è quanto risulti più semplice parlare in tedesco di cose complicate che di cose semplici come il conto al supermercato. Numeri, cifre, espressioni quotidiane: per me un pianeta sconosciuto! Come al solito ho confermato l’opinione del mio ex prof. di mate secondo cui io mi perda in bicchieri d’acqua. Sì! Sarà tipico dei Sagittario cavarsela in situazioni perigliose e perdersi in baggianate!

Altra lezione di vita: quando qualcosa va storto o non va come desideriamo, senza tante lamentele bisogna (re)agire. Un esempio: sul lavello della cucina spesso ci sono piatti e altre cose che gli altri non hanno voglia di posare. Ora, piuttosto che mettermi lì col broncio, semplicemente evito di fare la mammina di casa. Le azioni parlano più delle parole. Altro esempio: sabato mi aspettavo di essere in compagnia allo spettacolo sui Queen, invece anche per motivi di vincolatività del biglietto di gruppo sono andata da sola. Stavamo rischiando di perdere il treno che mi avrebbe portata in tempo allo spettacolo. Dunque cosa ho fatto? Piuttosto che stare lì ad “implorare” affinché qualcuna/-o mi seguisse, mi sono infilzata nel treno senza troppo sbattere i piedi per terra. Risultato? Ho ottenuto quello che volevo senza dover penare!

Poiché vi sono molti altri eventi da narrare, alla mo’ di “romanzo a puntate” racconterò l’esperienza jenense.

Alla prossima con la prima settimana nella bella città tedesca!

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Siamo quattro ragazze unite dalla passione per la scrittura: raccogliamo qui i nostri pensieri, frutto di esperienze e di amore per la letteratura.

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